Agenzia Hawzah News – In questo articolo offriamo una breve panoramica sulla vita del profeta Giona e su alcuni passaggi significativi del percorso della sua missione e delle prove da lui affrontate.
Il profeta Giona e una storia colma di sapienza divina
Il profeta Giona (pace su di lui), eletto da Dio, affrontò una delle prove più sorprendenti della storia. Inviato per guidare il suo popolo, di fronte alla sua disobbedienza decise di allontanarsene; ma Dio, nella Sua infinita sapienza, predispose per lui un evento decisivo, volto a condurlo a un grado più elevato di fede e di sottomissione.
Giona viaggiava su una nave in mezzo al mare quando, all’improvviso, una violenta tempesta e un enorme cetaceo minacciarono l’imbarcazione. I passeggeri, allarmati dall’accaduto, interpretarono l’evento come un segno divino e cercarono tra loro una persona colpevole.
Ritenendosi responsabile davanti a Dio, Giona chiese di essere gettato in mare affinché la nave fosse salva dal pericolo. Dopo un sorteggio ripetuto tre volte, che ogni volta cadde su di lui, fu gettato in acqua e un grande pesce, per ordine divino, lo inghiottì.
Questo inghiottimento non significò distruzione, poiché Dio aveva disposto che non gli fosse arrecato alcun danno: «Non spezzargli alcun osso e non recidere alcun legamento». L’episodio manifesta la potenza e la misericordia infinite di Dio, lo stesso che rese il fuoco freddo e sicuro per Abramo (pace su di lui).
La vita nel ventre del pesce e la preghiera nell’oscurità
Nel ventre del pesce, tra l’oscurità della notte, le profondità del mare e lo spazio interno dell’animale, il profeta Giona (pace su di lui) si dedicò all’adorazione e alla preghiera. Con tutto se stesso tornò a Dio e innalzò una supplica che sgorgava dal cuore (Corano 21:87):
لَا إِلَٰهَ إِلَّا أَنْتَ سُبْحَانَكَ إِنِّي كُنْتُ مِنَ الظَّالِمِينَ
«Non v’è altro dio all’infuori di Te! Tu sei puro ed immune! Io sono stato davvero un iniquo!»
La durata della sua permanenza nel ventre del pesce non è indicata con precisione: alcune tradizioni parlano di nove ore, altre di quaranta giorni e notti. Qualunque sia stata, essa rappresentò una grande prova e un miracolo divino. Dio, capace di custodire i Suoi servi anche nelle condizioni più estreme, lo liberò infine da questa straordinaria prigione.
La liberazione dal ventre del pesce e il ritorno al popolo
Dopo le sincere invocazioni e il pentimento di Giona, Dio accolse la sua preghiera e ordinò al pesce di gettarlo sulla riva. Indebolito e stremato da quell’esperienza, egli si ristabilì grazie alla benevolenza divina all’ombra di una pianta: la zucca che Dio fece crescere per lui gli offrì riparo e nutrimento, permettendogli di recuperare le forze perdute.
Giona fece quindi ritorno al suo popolo e, questa volta, la sua gente, avendo riconosciuto i segni divini, accolse la sua guida e credette nel messaggio da lui trasmesso.
A cura di Mostafa Milani Amin

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